Il cosiddetto “sushi wok” è un tipo di ristorante, rigorosamente gestito da cinesi, dove è possibile mangiare a sazietà pagando una quota fissa intorno ai 16€. Il menu a buffet va dal sushi ai ravioli cinesi al vapore, dal fritto all’insalata, dalle cose cucinate alla piastra a quelle saltate col wok.
Non necessariamente il nome del ristorante contiene sia “sushi” che “wok”, ma se dovete fare una ricerca su google sono i termini giusti da cui partire. Personalmente sono andato solo ai due che trovate nella mappa, ma più persone mi hanno garantito che ne esistono molti altri.

Tra le varie cose che accomunano i “sushi wok” c’è la stessa attenzione verso l’interior design. Molto bianco e molta fedeltà all’ambiente precedente. Ovvero, a Mestre sembra di stare in una mensa e a Padova sembra di stare in un magazzino.

La prima volta che ci sono andato ho rischiato l’indigestione a causa della mia voracità. Così ho capito che esistono diversi approcci:

  1. mangio solo quello che conosco
  2. mangio quello che conosco ma assaggio anche il resto
  3. mangio un po’ di antipasto, qualcosa di fritto, del sushi, a scelta passo tra wok o piastra, il dolce
  4. devo riuscire a mangiare tutto quello che vedo

In generale è meglio sapere che: quello che si piastra non si wokka e viceversa, non tutto quello che sembra fresco è fresco.

Visitato da Giulio

te dalla cina

Non ho la più pallida idea di come si chiami questo negozio di tè, ma lo potete riconoscere dalla scritta verde in vetrina: “more old, more expensive”.

Si tratta di un negozietto che fa angolo in Duolun road ed in effetti il tè non è tra i più economici. Molto piccolo, pieno di cianfrusaglie e con un tavolino da tè magicamente incastrato in fondo alla stanza. Se parlate un po’ di cinese la  proprietaria del negozio vi spiegherà insieme a suo figlio (o al suo giovane amante, non ho capito bene) che il tè pu’er più pregiato è quello stagionato in pani di diverse forme e dimensioni. Con 100 yuan, circa 12 euro, potrete portarvi a casa un pezzo di bambù contenente tè del 2005. Che evidentemente non ha nulla a che vedere con quello del 2004.

visitato da Giorgia