Asiago è una località nota per il formaggio e le marmellate Rigoni. Probabilmente è anche luogo di villeggiatura di mezzo Veneto e la classica passeggiata per il centro cittadino, oltre alla calca, non offre molte sorprese da diversi anni.

Immaginate quindi lo stupore di ritrovare, un po’ appartato, uno splendido mercatino dell’usato ricco di magiche sorprese. Si tratta di due ampie sale, con tavoli espositivi e poco riscaldamento.

È diviso all’incirca in settori, appena entrati si trova un po’ di arredamento e cose sportive, quindi il tavolo delle cose da montagna, dei vestiti e la roba militare della guerra. In fondo alcune dotazioni più o meno tecnologiche come macchine fotografiche e vecchi stereo.

In una sala a parte tutto il settore entertainment: fumetti, vinili, DVD, giradischi, bambole, giochi in scatola e giocattoli educativi, tecnologia d’annata.

I prezzi sono relativamente bassi, le condizioni della merce variabili e la datazione incerta ma indicativamente dalla metà del ‘900 ai primi anni ’90.

Il mercatino si chiama Tesori Nascosti, in Via monte Mosciagh n. 9 e ha una sua pagina facebook.

 

 

vallata nebbiosaQuello che vedete a sinistra non è la fine del mondo, bensì la Conca del Prà, una vallata raggiungibile con una passeggiata di circa 2 ore per i non allenati.

Da Torino in auto si guida per circa un’ora e mezza, e si parcheggia a Villanova.

Da lì parte il sentiero ben segnalato.

Come meta avevamo il Rifugio Willy Jervis, e la camminata era solo un pretesto per farci salire la fame e pranzare con menù fisso e abbondante (antipasto di formaggi ed affettati, spezzatino e salsicce al sugo con polenta, crostata e caffè). Il tutto a soli 15 euro, bevande escluse.

 

 

 

 

Premesso che le suddette sono state provate dal sottoscritto solamente in estate, se vi doveste trovare nei dintorni di Chianciano, è d’obbligo una capatina notturna. Totalmente gratuite ed in buono stato, illuminate da un lampione, apprezzato dal sottoscritto, ma odiato dai puristi e maniaci sessuali.

Per arrivarci legalmente si parcheggia in paesino e si cammina in discesa per circa 15 minuti, ma forse meno. Per dovere di cronaca c’è gente che ci arriva direttamente in macchina, sfidando il divieto di transito e godendo in seguito della comodità di non doversi fare la salita al ritorno. E’ consigliata ma non necessaria una piletta per alcuni tratti della strada al buio, sconsigliate le infradito di gomma a causa della ripida discesa.

Per una cartina più dettagliata, anche col percorso parcheggio-terme, clicca qui.

 Visitato da Mattia

Un paio di weekend fa siamo capitati in un posto molto variegato: l’Osteria senza l’Oste.

All’incirca a Santo Stefano, in Valdobbiadene (TV), c’è una locanda senza locandiere, dove ci si può servire di ottimo prosecco, pane, affettati e uova sode, lasciando poi la somma che si preferisce.

Accolti dal simpatico cartello “Proprietà privata – accesso consentito ad amici, conoscenti e simpatizzanti” si accede ad una casetta sul ciglio di una collina ricoperta di vigneti.
Dentro, oltre a vari generi alimentari (prezzati), si trovano una chitarra, fogli volanti ricolmi di attestazioni di stima, taglieri e bicchieri.
Fuori, oltre ad alcuni tavolini di fronte alla casa, se si è fortunati ci si potrebbe accomodare su una terrazza (max 12 persone) immersa e ricoperta dalla vigna. Tempo permettendo il panorama è garantito. Ricordatevi di portare un mazzo di carte.

Secret place: se siete sulla terrazza, non scomodatevi per tornare in casa a cercare un’altra bottiglia di prosecco, guardatevi bene attorno e scoprirete un piccolo frigobar incastrato nel muro, proprio dietro di voi.

P.S. non ci sono cartelli nè insegne, per arrivarci chiedete indicazioni sul posto.

Visitato da Giulio, Laura, Gian, Giorgia, Tushio

Osmize cioè Frasca, dal sapore tutto triestino e slavo. L’idea di fondo che sta dietro a questo accogliente locale è evidente dall’orario di apertura, dalle 9.30 alle 24.00. E’ un posto pensato per mangiare e bere bene ma soprattutto in compagnia e lungo tutta la giornata. Provvisto di giardino con tavolate, serve taglieri di affettati squisiti, formaggio fresco condito con olio evo sardo e fiori di finocchietto selvatico, pomodori secchi e olive sott’olio. Vino tradizionale, Malvasia o Terrano e un fantastico succo di mele bio autoprodotto. La prenotazione è obbligatoria, ma consente di stare ore e ore seduti a bere e mangiare giocando a carte o suonando una chitarra, al sole d’estate o al caldo della stufa d’inverno.

Il tutto lo trovate qui.

Visitato da Laura

Karim HotelDopo aver fatto una visita all’imponente Jama Masjid, tuffatevi senza esitazione nel suq islamico. Se ci siete arrivati senza essere stati uccisi dal traffico della città vecchia, non lasciatevi intimorire dalle teste di capretto appena tagliate e messe a cuocere sulla piastra e dirigetvi decisi verso il ristorante Karim Hotel. L’entrata è una calletta minuscola di cinque o sei metri che da su un cortile interno della città vecchia, ormai invaso dai condizionatori e dal cemento armato sgarrupato. Il ristorante islamico si è qui espanso in tutti i locali, formando un locale che è tutto intorno a te, come la vodafon o le polo. L’ambiente è smarzo e accogliente e il menù veramente ricco di prelibatezze di tutti i tipi. Io e il mio amico Tanaka abbiamo ordinato un pollo tandoori (che ha vinto su tutto), verdure miste cotte e cervello al curry. Per i più raffinatoni si trovano piatti anche meno particolari. Si esce dal locale con la pancia satolla e il portafoglio alleggerito un po’ più del solito per la media di Delhi (abbiamo speso circa 300 rupie a testa, ossia 5€). Insomma, mica male. Sempre che poi non siate troppo rilassati per trovare il coraggio di affrontare la città vecchia sotto il sole!

Visitato da Matteo

“Mio zio Ranieri è un omone grande e grosso che però si muove con incredibile agilità tra i fornelli e mi prepara deliziosi manicaretti”. Il tema di questo bambino descrive perfettamente il signor Ranieri, cuoco nonchè proprietario del ristorante Al Gnotul.

Il locale, caldo e accogliente, è frequentatissimo per il pranzo da operai e lavoratori della zona, il che è garanzia della qualità del cibo e del vino servito. Piatti tipici della tradizione locale, ingredienti genuini e portate abbondanti. Il menù a pranzo è fisso, e alla modica cifra di 10 euro si possono gustare primo, secondo, contorno, frutta, caffè, acqua e vino.

Se quando avete terminato il vostro pasto siete ancora in grado di camminare sulle vostre gambe potete visitare il castello di Rive d’Arcano, con le sue storie di assassinii truculenti e cadaveri murati.

Qui

Visitato da Laura

e Gianluca

Ambiente familiare, la sala dà su un piccolo salottino con divano, tv e playstation, oltre ad altri dettagli che ora non ricordo, che contribuiscono alla suddetta atmosfera.

Che dire, abbiamo mangiato 3 varietà di primi, bevuto vino, vin santo e cantucci, caffè. Il tutto a 10 euro a testa.

Diciamo che comunque che il prezzaccio può essere dipeso dal fatto che siamo arrivati tardi e probabilmente la signora ci ha dato gli “avanzi”. Vi consigliamo quindi di arrivare tra le 14 e le 15 per usufrire del dedotto “sconto avanzi”. Ma non fraintendete eh, il tutto molto molto buono e abbondante. Di particolare i pici col sugo di pan grattato.

Non riesco a trovare il posto su googlemaps, ma tranquilli che Montepulciano è piccola, e la disponiblità tipica dei toscani vi aiuterà a trovarlo.

visitato da Mattia

e Francesco

e Gianluca

e Laura

e Nükhet

Il cosiddetto “sushi wok” è un tipo di ristorante, rigorosamente gestito da cinesi, dove è possibile mangiare a sazietà pagando una quota fissa intorno ai 16€. Il menu a buffet va dal sushi ai ravioli cinesi al vapore, dal fritto all’insalata, dalle cose cucinate alla piastra a quelle saltate col wok.
Non necessariamente il nome del ristorante contiene sia “sushi” che “wok”, ma se dovete fare una ricerca su google sono i termini giusti da cui partire. Personalmente sono andato solo ai due che trovate nella mappa, ma più persone mi hanno garantito che ne esistono molti altri.

Tra le varie cose che accomunano i “sushi wok” c’è la stessa attenzione verso l’interior design. Molto bianco e molta fedeltà all’ambiente precedente. Ovvero, a Mestre sembra di stare in una mensa e a Padova sembra di stare in un magazzino.

La prima volta che ci sono andato ho rischiato l’indigestione a causa della mia voracità. Così ho capito che esistono diversi approcci:

  1. mangio solo quello che conosco
  2. mangio quello che conosco ma assaggio anche il resto
  3. mangio un po’ di antipasto, qualcosa di fritto, del sushi, a scelta passo tra wok o piastra, il dolce
  4. devo riuscire a mangiare tutto quello che vedo

In generale è meglio sapere che: quello che si piastra non si wokka e viceversa, non tutto quello che sembra fresco è fresco.

Visitato da Giulio