1) catino dell’abside: ribadisco l’interesse del Pantokrator, tardiva testimonianza delle influenze bizantine anche sui luoghi periferici dell’entroterra veneto (XII-XIII sec.)

2) esterno, sotto il portico: un “Cristo della Domenica” (XIV sec.?), rara iconografia che si può distrattamente scambiare per un “Uomo dei dolori” (Cristo attorniato dagli oggetti della sua passione). Ma questo Cristo, pur essendo attorniato da oggetti che lo feriscono, non si riferisce alla passione. Gli oggetti sono utensili che vengono utilizzati per il lavoro: ma quello stesso lavoro che secondo san Benedetto “nobilita l’uomo”, se viene esercitato nei giorni sacri è un’offesa per la divinità. Questo è un portato dell’Antico Testamento (Esodo 20, 8-10); poco importa se lo stesso Cristo lo avesse aspramente contestato (Matteo 12, 9-14; Marco 3, 1-6; Luca, 6, 6-11: “I Farisei e i maestri della legge stavano a vedere se Gesù lo guariva in giorno di sabato, per avere così un pretesto di accusa contro di lui […]. Poi Gesù chiese agli altri: ‘Ho una domanda da farvi: che cosa è permesso fare in giorno di sabato? fare del bene o fare del male? salvare la vita di un uomo o lasciarlo morire?'”). Ma, si sa, molto spesso le iconografie si sviluppano seguendo fonti scritte non ortodosse, oppure senza seguirne nessuna. E quindi eccovi, all’esterno della chiesa, ben visibile a tutti gli smemorati passanti, un pro-memoria per tutte le azioni da non compiere nel giorno del signore.
3) navata principale: lungo la navata, sopra le arcate su due ordini sono raffigurate la vita di Cristo in alto e storie dall’Apocalisse in basso (XIV-XV sec.?; già questo è curioso, di solito l’ordine è invertito). Nell’Apocalisse san Giovanni narra di essere asceso al trono divino e descrive la “corte” della Gerusalemme Celeste”. Qui vede quattro esseri dalla froma di leone, toro, uomo, aquila, ciascuno con sei paia d’ali e molti occhi (Apocalisse 4, 5-11); questo essere ricorda sia il tetramorfo descritto dal profeta Ezechiele (Ezechiele 1, 10), che a sua volta riporta a mostri cosmologici babilonesi. Lo strano animale, si sa, ha fornito lo spunto per la rappresentazione iconografica degli evangelisti. Nell’affresco di San Pietro, invece, al posto del tetramorfo vengono rappresentati gli evangelisti, con tanto di rispettivi vangeli, ma con parziali sembianze zoomorfe. Attorno al trono di Cristo con la Vergine, appaiono questi personaggi che ricordano le divinità egizie: corpo d’uomo e testa d’animale.
4) navata laterale sx., prima campata: un’intera cappella dipinta con storie della vita di san Sebastiano (XV sec., fine?), ancora in tardo stile gotico. Curiosi gli episodi abbastanza rari legati all’attività iconoclasta del santo, che (secondo la tradizione della Legenda Aurea) avrebbe compiuto miracoli in favore degli idolatri in cambio, da parte degli stessi, della distruzione di statue dedicate agli dei e oggetti astrologici. La tradizione vuole che in questo modo fossero distrutti più di duecento idoli. Ahimè.
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