vallata nebbiosaQuello che vedete a sinistra non è la fine del mondo, bensì la Conca del Prà, una vallata raggiungibile con una passeggiata di circa 2 ore per i non allenati.

Da Torino in auto si guida per circa un’ora e mezza, e si parcheggia a Villanova.

Da lì parte il sentiero ben segnalato.

Come meta avevamo il Rifugio Willy Jervis, e la camminata era solo un pretesto per farci salire la fame e pranzare con menù fisso e abbondante (antipasto di formaggi ed affettati, spezzatino e salsicce al sugo con polenta, crostata e caffè). Il tutto a soli 15 euro, bevande escluse.

 

 

 

 

Premesso che le suddette sono state provate dal sottoscritto solamente in estate, se vi doveste trovare nei dintorni di Chianciano, è d’obbligo una capatina notturna. Totalmente gratuite ed in buono stato, illuminate da un lampione, apprezzato dal sottoscritto, ma odiato dai puristi e maniaci sessuali.

Per arrivarci legalmente si parcheggia in paesino e si cammina in discesa per circa 15 minuti, ma forse meno. Per dovere di cronaca c’è gente che ci arriva direttamente in macchina, sfidando il divieto di transito e godendo in seguito della comodità di non doversi fare la salita al ritorno. E’ consigliata ma non necessaria una piletta per alcuni tratti della strada al buio, sconsigliate le infradito di gomma a causa della ripida discesa.

Per una cartina più dettagliata, anche col percorso parcheggio-terme, clicca qui.

 Visitato da Mattia

Ambiente familiare, la sala dà su un piccolo salottino con divano, tv e playstation, oltre ad altri dettagli che ora non ricordo, che contribuiscono alla suddetta atmosfera.

Che dire, abbiamo mangiato 3 varietà di primi, bevuto vino, vin santo e cantucci, caffè. Il tutto a 10 euro a testa.

Diciamo che comunque che il prezzaccio può essere dipeso dal fatto che siamo arrivati tardi e probabilmente la signora ci ha dato gli “avanzi”. Vi consigliamo quindi di arrivare tra le 14 e le 15 per usufrire del dedotto “sconto avanzi”. Ma non fraintendete eh, il tutto molto molto buono e abbondante. Di particolare i pici col sugo di pan grattato.

Non riesco a trovare il posto su googlemaps, ma tranquilli che Montepulciano è piccola, e la disponiblità tipica dei toscani vi aiuterà a trovarlo.

visitato da Mattia

e Francesco

e Gianluca

e Laura

e Nükhet

Allora voi, che ce ne sapete un sacco, arrivate ad Astrachan centro, e vi fermate in qualche modo alla bašnia, cioè alla torre, che è il centro del centro. Poi andate dritti dritti per Via Kommunističeskaia fino a sbattere contro la sede della Gazprom, girate a destra per Via Lenina, attraversate il cortile, della Gazprom e di nuovo driiiiiitti dritti fino al lungo fiume. Dove c’è Mixailovskij, il supermercato dei ricchi con le lenticchie rosse e il riso arborio.
La vedete, oltre il ponte, dietro qualche lamiera, quella cosa a forma di chiesa? È una chiesa. Quella degli armeni.

Se lo attraversate, il ponte, qualche passo dopo averla superata, la chiesa, c’è uno sportellino angusto e poco invitante. È il panettiere armeno.
Esso, vende tre prodotti:

  • Il lavaš, il pane piatto, sofficioso e miracolosamente buono. 20 Rubli la pagnotta.
  • I xačapuri, che sono triangoli di pasta fritti ripieni di cose buone, e che a me sembrano uguali ai pirožki, che sono triangoli di pasta fritti ripieni di cose buone, ma non importa (*). 20 Rubli l’uno.
  • La pasta già pronta per fare il pane. 20 Rubli, 650g.

Via Naberežnaia 1 Maia_Lungofiume 1° Maggio. Aperto dalle 9.00 alle 19.00. Giorno di chiusura, domenica. Che gli armeni son cattolici.

(*) Bè insomma, i pirožki non sono sempre sempre a forma di triangolo, dipende dalle ricette. Però specificarlo mi rovinava dibbrutto il periodo.

visitato da Ginevra


Allora c’è questa città nel Caucaso Settentrionale, nella metà tranquilla, del Caucaso Settentrionale, che si chiama Kislovodsk.
Kislovodsk, si trova nel governatorato di Stavropol, e se putacaso vi trovate ad Astrachan, potete raggiungerla con un autobus a 1000rubliX15ore. È economico e non così terribile come sembra.

Tutto questo per dire che se per caso decidete di andare in Caucaso, e passare per Kislovodsk, e poi volete mangiare tanto, bene e a poco, vi conviene fermarvi da Mimino.
Mimino, è un ristorante di cucina tradizionale georgiana, che poi tra l’altro si chiama come un film, georgiano. In quattro ci abbiamo mangiato due portate a testa più il tè per un totale di 1150 R _ 27 € circa e uscita di scena rotolando.

Per arrivarci basta percorrere la via Żamičatelna, che è la principale del centro. È in una laterale facile da trovare, essendoci un cartello che lo indica, il ristorante. Però è meglio avere almeno un’infarinatura di russo, o quantomeno sapere il cirillico, che i caratteri latini, in Caucaso, manco se t’ammazzi.
Il servizio è meglio prenderlo con sportività. Sono veloci, ma di un’antipatia al limite del demenziale. In generale, le cameriere di Kislovodsk, sembrano odiare i clienti più di qualsiasi cosa al mondo.
Consiglio le zuppe e il montone alla georgiana. Anche solo per dare fastidio alla cameriera che insisterà che è meglio di no non credo che vi piacerà, e ripetendo all’infinito la parola uova come se fosse un sinonimo di uranio impoverito.

visitato da Ginevra

Antipastoteca di mare alla Voliga

Girovagando per una città sconosciuta non capita molto spesso di trovarsi per caso in un localino tipico, minuscolo, con cibo tradizionale di ottima qualità ed economico. All’antipastoteca ci sono pesci disegnati alle pareti, incollati e appesi ovunque, 5 o 6 tavoli, un cuoco artigiano e un figlio che impara il mestiere. L’antipasto misto è d’obbligo anche perché comprende una gustosa spiegazione del contenuto di tutti gli assaggini e dell’ordine in cui è preferibile mangiarli fatta al tavolo dallo stesso cuoco/proprietario, ordine da seguire rigorosamente per gustare appieno ogni sfumatura di sapore. La pluripremiata zuppa di pesce servita in una conchiglia gigante (se siete fortunati) è l’orgoglio della casa.

Ah, dimenticavo, il caffè è ovviamente con la moka.

visitato da Laura

Trimbak è uno dei luoghi più sacri di tutta l’India (sembra che ogni città indiana si auto-definisca in questo modo per avere un po’ di pellegrini, ma non è questo il caso). E’ uno spiazzo polveroso con nove mila abitanti, un tempio che conserva uno dei soli 12 Liṇga (falli) di pietra auto generati simbolo di Shiva, migliaia di pellegrini che la visitano ogni giorno e poco altro. E’ possibile visitare il cortile del tempio facendo ore di fila e godendosi i rumori-odori-umori corporei di decine di pellegrini hindu schiacciati contro di voi che vi guardano stupiti. L’ingresso al tempio è, infatti, riservato ai soli hindu, tuttavia con più o meno 300 rupie è possibile corrompere un funzionario pubblico e garantirsi l’accesso al tempio. Questo vi permetterà di entrare dall’entrata sul retro, non fare nemmeno un secondo di fila, vedere per forse 1,5 secondi il fantomatico Liṇga (giusto il tempo di pensare “è quello o è solo un buco nel pavimento?) per poi essere trascinati dalla folla e risputati fuori dal tempio. Lasciando a voi la scelta, questo è il mio consiglio: Quando vi trovate di fronte al tempio, ruotate di 90 gradi in senso orario, osservate le colline coperte di jungla che si ergono di fronte a voi e i tempietti che si trovano sulla cima e pensate “Si, là sopra ci vorrei proprio andare!”. Fatto questo chiedete di Vijay la guida (ha 17 anni ed è molto sveglio), ditegli che volete andare sulla Brahmagiri Hill e lui vi porterà sulla cima di un’altra collina ma va bene uguale. Vi aspettano 700 scalini, aria pulita, paesaggi incredibili e a metà strada il succo di limone più buono che abbiate mai bevuto nella vostra vita.

visitato da Laura

Pizzeria Uniko – ex Willy

Milano è li, puzza, c’è smog, traffico, piove. Però è li. A due passi, allunghi la mano e c’è tutto. Ma proprio tutto. Vuoi una pizzeria che fa le pizze giganti, squisite e in cui puoi ancora fumare al tavolo come ai vecchi tempi?

C’è. È la “Pizzeria Willy 1”. “1” perché poi ne hanno aperte altre, ma la migliore resta quella vicino a Piazza 24 Maggio.

A due passi dai navigli è tra le migliori pizzerie milanesi. Occhio al parcheggio, ghe n’è minga. Ed è meglio prenotare se è venerdi o sabato.

Curioso particolare: siccome a Milano sono tutti un po’ avanti, è stato il primo locale di cui ho memoria nel quale ho visto usare quei bellissimi aggeggini tipo palmari per prendere le prenotazioni.
Inoltre, a fine cena, ti danno pure il gratta e vinci, può scapparci il dolce.

Milano è sempre Milano.

Guarda dov’è

visitato da Gianluca

te dalla cina

Non ho la più pallida idea di come si chiami questo negozio di tè, ma lo potete riconoscere dalla scritta verde in vetrina: “more old, more expensive”.

Si tratta di un negozietto che fa angolo in Duolun road ed in effetti il tè non è tra i più economici. Molto piccolo, pieno di cianfrusaglie e con un tavolino da tè magicamente incastrato in fondo alla stanza. Se parlate un po’ di cinese la  proprietaria del negozio vi spiegherà insieme a suo figlio (o al suo giovane amante, non ho capito bene) che il tè pu’er più pregiato è quello stagionato in pani di diverse forme e dimensioni. Con 100 yuan, circa 12 euro, potrete portarvi a casa un pezzo di bambù contenente tè del 2005. Che evidentemente non ha nulla a che vedere con quello del 2004.

visitato da Giorgia